venerdì, 04 luglio 2008
In questi giorni ho avuto molto da fare sul lavoro, oggi pare una giornata di tregua.

Mancava il caldo ed è arrivata l'afa.
Io che patisco ogni temperatura sotto i 10 gradi centigradi, che dormo fino a Luglio col piumone ho iniziato a patire... (sto invecchiando?)
Il problema è l'umidità e questa città ne ha troppa.
Resisto ancora un pò che poi scendo.
Quest'anno in Sardegna dovremmo riuscire a tornarci anche in Ottobre, il mio mese natale, così festeggio i miei 35 nella terra che amo di più, nel Sulcis con qualche puntata di Marmilla.

Io ho sempre odiato vestirmi, in particolare non sopporto le scarpe, questo è il motivo principale per il quale non amo l'inverno e vivo bene solo d'estate. A me bastano un paio di calzoncini, anche la canottiera volendo è troppo...

Dopo tutte queste amene stronzate estiveggianti oggi è un giorno simpatico, fausto, come dicevano i Romani.

Ho ritirato la lettera della Curia Arcivescovile che attesta la mia volontà di non far più parte della chiesa cattolica.

Leggere qui per informazioni.

Missa est.

CHE LIBERAZIONE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Pubricau de: Maurreddu 09:05 | Permalink | commenti
categoria:felicitazioni
lunedì, 16 giugno 2008
Post veloce veloce e semi-serio/semi-triste.

Da un bel paio di settimane Vespixedda è ferma dal meccanico.
Brutto guaio questa volta, ho bisogno di un motore nuovo.

Beh, ho nel frattempo preso una sorella maggiore, una Hornet, che devo ancora decidere come chiamare.
Spero di riuscire a rimettere in piedi, anzi sulle ruote, la mia amata.
Pubricau de: Maurreddu 16:42 | Permalink | commenti (5)
categoria:catzadas
lunedì, 26 maggio 2008
Ieri sera a report è andato in onda un servizio interessante : "Perché i...SUV?".

Filantropia a iosa, si va dal papà preoccupato per il figlio diciottenne che sta prendendo la patente B, che per tutelarlo da un eventuale incidente gli comprerà un fuori strada, mezzo che in caso di impatto con auto di normali dimensioni consente al pilota di salvarsi e riversare il danno principalmente sull'altro veicolo, magari uccidendone, come capitò a questo signore, gli eventuali occupanti, fino alla brava gente che si lamenta perché sindaci troppo liberticidi vogliono limitarne il transito nei propri centri abitati.

Io abito in un quartiere che in quanto a strade strette non si allontana affatto dalla media genovese.
Dove i SUV non sono sconosciuti.

L'autista di SUV predilige le strade impervie, non quelle di campagna, fangose, ma quelle di città, sensi unici dove si deve far la fila anche in bicicletta, particolarmente adatti a questi Sport Utility Vehicle.
Posti da duri, dove testare la resistenza dei pneumatici, la capacità di assorbimento degli urti della carrozzeria, dove le dimensioni consentono di passare ovunque, anche sul marciapiede, che da che mondo è mondo non si capisce a cosa serva se non per le deiezioni canine...

Certo che parlare di consumi, inquinamento e quant'altro non è nemmeno necessario.

Ma che bello il concetto di libertà di certi figuri!
Davvero interessante.

Mi sa che lo metto in pratica anche io e da stasera farò la cacca sul tappetino della simpatica vecchietta del piano di sopra che ogni venerdì mattina alle sette ci sveglia con la dolce melodia del suo aspirapolvere!
Pubricau de: Maurreddu 09:54 | Permalink | commenti (3)
categoria:su mundu
venerdì, 23 maggio 2008
Sarà che è Venerdì e che è quasi ora di pranzo, ma ho una voglia incontrollabile di prendere la mia fida Vespixedda e andare in centro  per un bel Kebab.

Questa piadina mediterranea mi fa riflettere su come questa società stia già, per certi versi, dotandosi dei giusti anticorpi nei confronti dello strapotere delle multinazionali.

Se penso a tutto il mondo della ristorazione, mi viene in mente che siamo arrivati all'assurdo che catene di cosiddetto fast-food sono considerate dai più come validi ritrovi culinari.
Questo è il paese che si autoincensa quando parla della dieta mediterranea: i fast-food dovrebbero fallire e invece.

Forse vanno incontro al bisogno, coatto, di mangiare in fretta.


Bene, senza imposizioni dall'alto, ma per semplice diffusione popolare, senza ausilio di televisioni o lavaggi-del-cervello sullo stile di vita degli yankee, eccolo lì, il kebab, con la sua semplicità.
Riconoscibile, entra a far parte della nostra cultura in un modo notevolmente più naturale dell'hamburger prodotto in serie, che ha lo stesso sapore qui come a niu iorc.

A me piace con la salsa allo yogurt, niente patate fritte, una montagna di cipolle (per la gioia di Dolcemetà), pomodori e insalata.

Peccato che non vendano anche il vino, però quando lo gusto a casa una bella tassa de binu nieddu ci sta benissimo.
Pubricau de: Maurreddu 10:52 | Permalink | commenti (2)
categoria:su mundu
venerdì, 16 maggio 2008
Lo so, domani c'è l'orgoglio laico a Genova. Dalle 15.
È una cosa importante, molto ostracizzata. Bisogna andarci.
Ma non ne parlo, mi occupo di facezie adesso.

Quindi magari salto a piè pari anche i commenti su quel che ho sentito ad Anno Zero ieri.
Era meglio quando non avevo la televisione.

Voglio riflettere sul senso dello sport in certi frangenti.

Martedì sono andato a giocare a calcio.
Sport molto popolare, il più seguito in Italia.
A detta degli appassionati, il gioco più bello del mondo.
In realtà trattasi di una definizione autoreferenziale.

Certo in questo paese manca una cultura sportiva a tutto tondo: qualsiasi sport che non sia il calcio è sempre appartenente alla categoria degli sport minori.
In Italia non tifare per una squadra è un problema, peggio poi cambiare squadra.
Mah.

Martedì sera ho subito un colpo duro, coi tacchetti, sulla caviglia, che si è prontamente gonfiata.
Sotto il mio piede quello di un terzo attore che ha gridato come un cantante d'opera, si è rotolato per terra con le mani in faccia per un cinque minuti buoni.
Cazzo! - uno pensa - sto qui si è fatto male, tocca ad accompagnarlo in ospedale.
Finita la scenata si rialza zoppicante e nel giro di una manciata di secondi è fresco come una rosa e salta di qua e di là.
Io zoppicavo davvero ma ho stretto i denti, in tutti i sensi.
Questi ragazzi di vent'anni.
Sotto sotto li invidio.
Vivono una vita dove una cosa come il calcio riesce ad essere di primaria importanza.
Al punto tale che anche nella partitelle con gli amici sanno riprodurre alla perfezione tutte le gesta dei loro idoli.
Mentre uno stronzo come me bestemmia in tutte le lingue che conosce in ogni frangente della propria vita e gioca solo per far sport, correre e divertirsi.

Io non sono un calciofilo. Io amo il Rugby, lo pratico anche in una delle sue forme.
Non li vedo come sport contrapposti, sono due codici del football, sono coevi, di sicuro nessuno è minore nè maggiore.
L'unica differenza è che a me il Rugby piace, il calcio no.

Però una cosa la devo notare.
Allenamento under 17, durante una ruck un pilone entra con veemenza nel raggruppamento.
Lì vi era anche un ragazzo appena rientrato da un'operazione al ginocchio, che, dopo questa azione, si rivolge al prima linea dicendo : "fai un pò più piano".

Ecco questa frase il martedì è uno dei leit-motiv dei campiocini di rotolamento su erba.
Anche quando non li tocchi.

Bene il pilone gli dice: "qui si gioca se non ti sta bene te ne vai a far la doccia".

Non voglio sottolineare le spacconate di un prima linea o di un totti-in-erba, ma soltanto pensare come mi sia più congeniale un mondo vero, senza attori, fatto anche di botte, mai proibite però, che uno dove ogni mossa è funzionale ad un qualcosa che non viene proprio al 100% da noi stessi.

Quindi campione del martedì, la prossima volta non farmi perdere cinque minuti per niente che poi rischio anche di raffreddarmi e andare in contro ad uno strappo muscolare.
Se ti sei fatto male allora vediamo di correre ai rimedi, altrimenti gioca o vai a farti la doccia.
Pubricau de: Maurreddu 11:51 | Permalink | commenti (7)
categoria:sport
lunedì, 05 maggio 2008
4 Maggio 2008: mi sono definitivamente liberato di Microsoft.
Che piacere.

Posseggo 2 calcolatori a casa, un portatile, che si chiama gino e un desktop, che si chiama Ginone.
Gino era da tempo convertito ad Ubuntu, in toto, senza dual boot.
È il computer della posta, lo usa anche Dolcemetà, ha i programmi per accedere al web.

Ginone è sempre stato il mio strumento di composizione, di creazione, sin da quando l'ho comprato, pezzo per pezzo, per assemblarlo. Una scheda di acquisizione per i miei filmati, girati con una macchina da presa analogica, oppure per convertire vecchie VHS in digitale.
Da tempo era in dual boot anche Ginone, ma da ieri, rendendomi conto che non avevo più usato altro che Ubuntustudio ho optato per una formattazione totale del disco di avvio.

Addio Microsoft, finalmente!

Il software libero ha raggiunto livelli tali da permettere a chiunque, a qualsiasi livello di esperienza informatica, di fare pressochè qualsiasi cosa.
Certo, non a livelli professionali, ma per esempio, nell'editing video, la scelta migliore non sarebbe stata nemmeno MS ma il mac, quindi per avere scelte non professionali a bordo, opto per il sistema che garantisce una maggior libertá.
Pubricau de: Maurreddu 09:40 | Permalink | commenti (7)
categoria:su mundu
venerdì, 25 aprile 2008
Dolcemetà oggi lavora.
Il nostro 25 Aprile: ci limiteremo ad una scampagnata in pausa pranzo.
Niente auto e niente moto, la funicolare, l'immancabile pallone da Rugby [il numero 4, quello per il touch], i panini e una coperta da stendere sull'erba, sempre sia asciutta a sufficienza.
Toccata e fuga che poi ha il rientro alle 17, per carità. :(

Oggi vorrei parlare di radici.
Quelle culturali, quelle che definiscono la nostra identità.

Quello che mi ha sempre molto colpito, troppo spesso negativamente, è il rapporto che hanno i figli degli immigrati con la propria cultura di provenienza.
Conosco una persona, nata in Italia, dal nome italiano, figlia di immigrati cinesi, che non conosce una parola di Mandarino.
I suoi genitori, come una forma di battesimo, cioè con la medesima imposizione della propria volontà sul figlio ancora inconsapevole, hanno scelto in partenza per lui. Lo hanno costretto, non solo ad abbracciare la cultura di destinazione, ma anche a non conoscere quella di provenienza. Lo hanno privato della lingua, lo hanno reso uno straniero in casa propria.
È stata una scelta, per quanto discutibile, fatta con tutte le buone intenzioni del caso.

Tuttavia, almeno secondo me, è stata quella sbagliata.

Io non posso pensare di essere un italiano del nord, anche se al nord sono nato, perché è forte per me il legame alla terra della mia famiglia.
Perché sono divenuto partecipe dello strappo, traumatico, dell'immigrazione degli anni 60.
Perchè ho sempre sentito la Marmilla e il Sulcis come punti di riferimento, come luoghi dove riuscivo a trovare tracce di me. Dove capire me stesso.
In questo sono stato anche aiutato dalla popolazione di questa città, così poco propensa alle culture straniere, così chiusa da spingerti quasi a scegliere.
Quanti figli di immigrati conosco che ormai si sentono autoctoni, niente di male, ma sono sicuramente un pò più poveri dei genitori.

Bene, il caso di  Evelyn Bauer Pegoraro ha occupato la mia mente per tutta la giornata di ieri fino ad oggi , ad adesso, che lo sto trasmigrando sui caratteri di questo schermo.
Quello che ancora mi lascia  più che perplesso, quasi shockato, è il rifiuto di Evelyn.
Si è scelta un'identità. io credo che non si sia scelta la sua, ma la sente propria.
Boh, sarà istinto di sopravvivenza, sarà pragmatismo, sarà che a volte certi traumi sono troppo più forti di noi [noi in quanto esseri umani], ma non riesco a capirla.
Quella dei desaparecidos è una tragedia che non pagheranno mai, alla quale non c'è rimedio. Ma che non deve essere dimenticata né ripetuta. Anche per Evelyn, che sia Vazquez o Bauer Pegoraro.

Buon 25 Aprile a tutti gli antifascisti.
Pubricau de: Maurreddu 09:44 | Permalink | commenti (1)
categoria:su mundu
lunedì, 21 aprile 2008
Dopo queste elezioni, nelle quali berlusca ha trionfato, il pd ha straperso ma è contento perché in parlamento è il partito nominalmente più a sinistra e la SARC [sembra una malattia] è scomparsa, si sentono in giro, tra i piddini, gli elogi della lega e delle sue capacità di sapersi sporcar le mani.
Si dice anche che gli operai abbiano votato lega.
Va beh, però qualsiasi sia la verità, resta una verità elettorale, una realtà posticcia.

Così mi viene in mente la locomotiva lombarda.

Nella mia vita ho spesso a che fare con colleghi di quella regione.
Soprattutto con quella mentalità, quell'orgoglio da mezzo trainante.
Ma è una realtà che vedo dall'interno, dalle sue meccaniche nascoste.
In un momento della mia vita ho anche trovato interessante confrontare il mio modo di vivere e lavorare con quel modello, adesso ho la presunzione di averlo capito per bene quindi non è più un raffronto proficuo.

Ho conosciuto gente che si andava vantando di lavorare 16 ore al giorno, altri che non solo uscivano dall'ufficio dopo il guardiano, ma vi entravano prima [a detta loro, io non li ho mai visti prima delle 9:30], qualcun altro si lamentava che la giornata durasse solo 24 ore.
Tante volte ho pensato che una ditta che potesse aver la "fortuna" di avvalersi di lavoratori così innamorati del proprio mestiere avrebbe potuto far fortuna in un mondo come questo.

Poi ho finalmente potuto aver la fortuna di verificare sul campo queste doti.
Insomma ho accettato la battaglia sul loro terreno di gioco, sono andato fuori casa.
Ammesso e non concesso che la vita sia un produci, consuma, crepa [fattiti, sbatti, crepa] e che cose come lo spazio-tempo liberato, il dedicarsi a se stesso e l'otium non debbano trovarvi dimora, il modello casa-chiesa-lavoro, dove i primi due termini non sono necessari, ma l'ultimo c'è sempre, è un modello ideologico.
Dove con ideologia intendo falsa coscienza.

Parto dall'ipotesi[assurda e sbagliata] che 40 ore settimanali non siano troppe, in 8 ore giornaliere ho sempre svolto i miei compiti con ordine e precisione sufficienti. Salvaguardando, seppur con fatica, la mia sanità e pulizia mentale; soprattutto senza mai mancare una data di consegna. Mai.
Lavorare troppo, allora, perché?

Di solito chi lavora troppo lo fa perché lavora MALE, così, invece di andarsene a casa a giocare coi figli, o al cinema o a comprarsi un libro resta in ufficio ad aggiungere errori su errori.
Perché è molto probabile che dopo molto tempo a lavoro la lucidità non sia più la stessa e si debba poi perder tempo a correggere quegli errori la mattina dopo, innestando un circolo vizioso.
Tante altre volte a qualcuno manca una socialità di giusta qualità, non televisiva insomma, non trova inserimento al di fuori dell'ambiente di lavoro.
Tanto più che al giorno d'oggi le ditte fan di tutto per occupare tutto il tuo tempo materiale, che siamo tutti una grande famiglia.
Allora ho visto colleghi fare certe pause caffè...
Tutto per uscire al minimo dopo le 19.

Certo bisogna farne di strada da una ginnastica di obbedienza, fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza.
Parafrasando De Andrè mi verrebbe da dire che già è almeno qualcosa star alla macchinetta del caffè, rispetto alla scrivania, ma il senso della vita poi?
Di citazione in citazione, quando arriverà il tristo mietitore a bussare alla porta gli si potrebbe aprir contenti, magari ridendo di lui e del suo malumore.
Sperando di non dover esplodere per aver mangiato una mentina di troppo, di sicuro continuando a vantarsi di aver preso per il culo quei cretini che pensavano di essere meglio per le loro 16 ore in ufficio.

Cosa ci vuoi fare?
Amme mi piace far all'amore, il sole e il mare...
Su binu nieddu e su proceddeddu.
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categoria:su mundu
giovedì, 10 aprile 2008
No, non è il bandito.

È Juanni Tolu, il babbo di mia nonna. Ayayu a babbu miu.
Eccolo qui, il quinto da sinistra tra quelli in piedi, il secondo da destra. Quello di profilo, in una postura simile alla guardia pugilistica.

Giovanni Tolu


Era il I Maggio 1921, a Gonnesa.
All'inizio del tunnel, dal quale si potè uscire solo nella rossa primavera del 1945.
Era un minatore, un minatore del Sulcis.
Un musicista autodidatta, suonava la fisarmonica.

È morto poco prima che io nascessi, quindi all'incirca 35 anni fa.
Ma mi ha lasciato qualcosa forse nel DNA: la politica, la musica e un sangue maureddino!

Ciau Juanni.
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categoria:amar-core
martedì, 08 aprile 2008
Boh.

Oggi la mia parte selvatica si è impadonita di me.

Ho evitato il contatto diretto con gli altri esseri umani.

Per salire all'undicesimo piano di questo cazzo di grattacielo dove lavoro ho aspettato di poter prendere uno degli otto ascensori che fosse vuoto per non condividere nemmeno quello con nessuno. Cinque minuti di piscopatica attesa.

Poi al quarto piano sono salite tre persone.
Il piano dove c'è anche la segreteria di quella ditta petrolifera che fa da sponsor a una delle squadre pallonare di questa triste città: dai che posso prendermela col petrolio. Magari anche con la religione-calcio. Purtroppo è anche il piano di interscambio tra il parcheggio e il grattacielo.
Quindi il petrolio c'entra comunque!
Ma va beh, restiamo zitti va.
Io che non avevo voglia di sorridere, salutare, di essere civile ho fatto uno sforzo sovrumano.
Due mamme che si ritrovavano a stupirsi di come stessero facendo alle proprie figlie gli stessi rimbrotti che subivano, detestando, nella loro infanzia.
Io che oggi sono un orso ho ripensato a quel grande capo indiano Estiqatsi. [Radio2, Lillo & Greg : 610]

E va beh.

Poi sono entrato in ufficio.
Nel mio sono solo, ne sono uscito solo a mezzogiorno.
A volte un pochino di soddisfazioni anche il lavoro le da'!

Che palle, OpenOffice, anni luce meglio di altri pacchetti/pacco per programmi da ufficio, mi ha scombussolato la formattazione di un documento generato da un programma molto noto che non cito nemmeno.
All'orizzonte prevedo che la ditta mi imponga l'utilizzo proprio di quel virus malcelato, visto questo casino.
Certo se il formato originario fosse stato odt...
Pubricau de: Maurreddu 15:23 | Permalink | commenti (3)
categoria:su mundu